L'Opinione

ALLA FLORIDIANA LA PENSIONE PER TARTARUGHE

Tutti l’abbiamo nella mente, qualcuno come me fin da piccolo: il parco pubblico della “Floridiana”. Viali alberati e una maestosa villa, giardinetti con le loro 150 specie di piante, bambini che rincorrono palloni spesso scansando paletti, reti e fossi di manutenzioni infinite, ma anche maratoneti sudati e storditi, studenti che amoreggiano, lettori incalliti e impegnati sdraiati sui prati, e splendide maioliche e ceramiche della collezione “ Duca di Martina” ospitata nella villa. Un piccolo paradiso, una prigione solare e dorata di inizo ‘800 per la moglie Morganatica di Ferdinando I Re delle sue sicilie, la duchessa di Partanna Lucia Migliaccio.

Là nella piccola vasca alla fine dell’immenso scalone centrale, da dove si apre quel belvedere unico su Napoli, una fontanella al centro che zampilla e che nelle gironate ventose schiizza dispettosa e infantile le goccie sulla faccia delle coppiette, degli anziani, dei ragazzini. Per noi bambini di un tempo che fu era uno dei non moltissimi posti dove vedere pesciolini rossi in libertà e delle piccole tartarughine esotiche. Al tempo i piccoli animali domestici in casa erano limitati a dei pesciolini rossi che tristemente nuotavano in circolo dentro piccole bocce di vetro, e solo qualcuno aveva le tartarughine anfibie, che sembravano davvero venire da altre dimensioni terracquee. Mentre oggi l’esotico è quasi un obbligo nei negozi di animali: ramarri, camaleonti, iguana, piccoli roditori, perfino ratti norvegesi albini e vaporosi che le fogna non le hanno mai neppure odorate. E serpentelli vari a cui sovente i piccoli roditori fanno pure da pasto in una economia “interna” che sembra crudele quanto quella degli zoo stranieri in cui giraffe in soprannumero vengono abbattute e date in pasto ai leoni. E soprattutto acquari con pesciolini che sembrano quasi disegnati artificialmente con quei colori quasi irreali per le nostre latitudini e che parlano di barriere coralline, correnti oceaniche, acque tante profonde quanto lontane.

 

Quindi case che si popolano di specie “alloctone” che non meno dei comuni cani di casa nostra fanno la loro comparsa meteorica nelle case per poi sovente essere abbandonati ai margini delle strade, al loro destino. Per le tartarughine non restano che i corsi d’acqua naturali, dove scompaiono per ricomparire altrove ingigantite da nuova vita biologica senza nemici e con tanto da mangiare. Oppure lasciarle in vasche e fontane cittadine dove magari portare i bambini a ritrovarle mostrandogli che sono là e stanno meglio che a casa, in compagnia e in un habitat certo più consono. E questo è il caso della vasca della floridiana: decine e decine di tartarughe esotiche con le loro guanciotte gialle che popolano uno spazio in fondo ridotto, che formano montagnelle tra loro in una eterna fatica di sisifo: scalare lentamente la cime sui corpi delle loro simili per poi ricadere in acqua e ricominciare l’impresa. Grandi, piccole, medie, che certamente campano bene del vitto fornitigli di scarto o di proposito dai numerosi visitatori, del clima mite, nonché dell’aria “alta” con vista sulla città. Ma che diventeranno tra non molto un’emergenza biologica al pari di tante specie “alloctone” rilasciate improvvidamente, forse affidata al vicino zoo di Napoli che ha già di suo molto da fare con tantissimi animali esotici: abbandonati, feriti, ritrovati che non possono trovare una “sistemazione” così semplice e naturale come una vasca, ma che necessiterebbero delle natie paludi o di foreste pluviali che nelle vicinanze davvero scarseggiano.

 

Ed ecco che ti ritrovi delle “pensioni animali” inusitate, stravaganti, che ai bambini valgono come dei piccoli zoo, che lavano la coscienza degli adulti ma che non sono alla lunga sostenibili. Pensando per di più che le tartarughe campano davvero a lungo, ed un pensione rischia di diventare sovrappopolata e poco gestibile senza vedere animali tracimare dalle vasche e vagare in cerca di fortuna. E pensare che c’è un destino scritto nella “Floridiana”, che al tempo fu alloggio di specie esotiche di cui la Duchessa amava circondarsi, perfino canguri si dice, che se fossero stati messi in libertà e si fossero riprodotti selvaggiamente, chissà… oggi, il Vomero..

 

IL VIDEO DE “IL MATTINO”

https://video.repubblica.it/edizione/napoli/napoli-decine-di-tartarughe-abbandonate-nella-fontana-di-villa-floridiana/302541/303175?ref=RHPF-WT

 

di Claudio Guarino

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