Eccellenze dal Vomero

ANDREA, IL VOMERESE CHE SOGNA IL RED CARPET

Nell’epoca storica in cui viviamo avere sogni è diventato un lusso. Penserete che “sognare è gratis” ma provate a farlo nonostante i continui bombardamenti mediatici a proposito di precarietà, furbetti e raccomandati. Se sei giovane ti dicono di andare via, se sei anziano ti dicono di arrenderti. La devastante crisi economica degli ultimi dieci anni ha generato un malcontento tale che la maggior parte dei ragazzi italiani o si arrende allo sfruttamento lavorativo o parte via per non tornare mai più. Al sud la situazione forse è anche peggiore. Il numero di emigrati dalle città più belle del Paese è davvero indicativo, forse allarmante. Ed è in questi momenti così bui e deprimenti che noi di Vomero Più abbiamo deciso di dar voce a coloro che non si arrendono, che grazie all’ambizione decidono di andare avanti e fregarsene delle statistiche. Gli outsiders influencer del 2018 sono i cosiddetti impavidi, quelli che hanno un progetto e che non hanno paura di perseguirlo. E le loro storie saranno raccontate ad una ad una, sperando che possano essere di ispirazione e di sostegno per chi sta pensando di arrendersi. Saranno tutte testimonianze di eccellenze del nostro quartiere. Persone che per un motivo specifico si differenziano dagli altri. Oggi abbiamo incontrato Andrea Marsico, di 27 anni, “vomerese doc”, come ama definirsi. Laureato in giurisprudenza ma con il sogno di diventare un grande attore, è un ragazzo dallo sguardo penetrante, tipico dell’uomo latino, con la testa sulle spalle ma con tante ambizioni. Infatti al momento è sia attore che praticante avvocato.

Quando hai capito di voler fare l’attore?

Praticamente da quando sono nato. Avevo al massimo cinque anni e già imponevo la mia arte (ride ndr)! Infatti a Natale pretendevo di recitare più di una volta la tipica poesia che tutti i bimbi imparano per l’occasione e guai se i miei non me lo permettevano. Mio zio, talmente era imponente la mia voglia di esprimermi e recitare, mi soprannominò già all’epoca “Eddy” come il grande Eduardo De Filippo. Quello era il mio momento e nessuno doveva togliermelo, amavo far sorridere i miei parenti. Ad oggi penso che già così piccolo avevo capito quale sarebbe stata la mia strada.

L’esperienza lavorativa che più ti ha formato?

In realtà le esperienze che hanno un lasciato un segno indelebile su di me sono due. La prima, e forse ti sorprenderà saperlo, è quella al Circo Orfei. Un caro amico mi chiese di fargli da spalla per uno spettacolo e accettai. Per colpa di un imprevisto il numero da noi preparato fu cancellato ma Paride Orfei mi propose di condurre insieme l’evento. Fu molto emozionante preparare l’intera serata solo un giorno prima. In quel momento capì quanto lavoro ci fosse dietro il Circo e quanta passione e talento hanno coloro che ci lavorano. La seconda incisiva e segnante esperienza è sicuramente aver interpretato Giacomo nel film “Pallottole e Confetti” di Francesco Prisco. Era infatti un ragazzo costretto su una sedia a rotelle a causa ad un grave incidente. Insieme al regista costruimmo un personaggio molto tenero e talmente introverso che imparai persino a balbettare. Fu un lavoro molto intenso e spesso riguardo “Giacomo” con affetto perché è l’interpretazione a cui tengo di più.

A quale attore ti ispiri?

Elio Germano, senza dubbi! Basti pensare che ultimamente ha interpretato il grande Nino Manfredi nella fiction, in onda su Rai 1, In arte Nino dimostrando il suo enorme talento. Sa ballare, cantare, recitare. E’ l’artista per antonomasia secondo me. Un’altra inesauribile fonte di ispirazione è sicuramente Massimiliano Gallo, che quest’anno ha concorso al festival di Venezia con ben tre film. Ma più di tutte mi ha colpito la sua interpretazione nel film Perez di Eduardo de Angelis, in cui è un boss atipico, diverso da quelli che siamo abituati a vedere in tv o al cinema. Un’esecuzione complicatissima che ha confermato l’enorme poliedricità di questo attore. Inoltre Massimiliano Gallo ha prestato la voce a “il Re”, personaggio dell’ormai famosissimo film d’azione Gattacenerentola che quest’anno ha molte chance di partecipare agli Oscar.

Con quali attori vorresti poter lavorare un giorno?

In primis con i già citati Massimiliano Gallo ed Elio Germano. Ma un onore sarebbe poter fare un film con Pierfrancesco Favino un attore così bravo che mi emoziona in ogni suo lavoro, ogni volta sempre di più. Loro tre sono sicuramente i grandi rappresentati dell’arte del cinema italiano.

Qual è il tuo punto di vista sul caso “Weinstein-Brizzi”?

Trovo che questa domanda sia molto difficile. Come sai sono laureato in giurisprudenza e al momento sto facendo il praticantato per diventare un giorno avvocato, quindi la mia forma mentis mi porta a dire che i processi vanno affrontati in tribunale e non di certo nei talk-show in tv. E se è vero che in Italia esiste la presunzione di innocenza allora Brizzi, al momento, non può e non deve essere condannato dall’opinione pubblica. La sua carriera, come quella del produttore americano Weinstein, sono state demolite. Non lo trovo giusto. Finché non ci sarà una sentenza che li condanna non mi sento di esprimere un giudizio negativo nei loro confronti. È ovvio che se questa storia dovesse rivelarsi vera allora mi farebbero ribrezzo perché per poter lavorare nessuno deve essere costretto a compiere atti che non vorrebbe e cedere a ricatti.

Teatro, cinema o tv. Cosa ami di più e perché?

Sicuramente il cinema. Il cinema mi emoziona più di ogni altra cosa al mondo. C’è un momento, prima di girare la scena, in cui non sei più tu. Esci fuori da te stesso e dal mondo, diventi il personaggio che in quel momento devi interpretare, arrivi addirittura a pensare come lui. Non so come succede, penso sia una magia, ma il processo è talmente intenso che quando mi rivedo in video non mi riconosco, alcuni gesti, toni di voce o espressioni non sono mie, appartengono al personaggio e basta.  Nel teatro invece è diverso. Non c’è il ciak, non possono esserci errori e hai un contatto diretto con il pubblico. L’adrenalina è altissima. Il teatro è teatro non c’è dubbio, ma preferirò sempre il cinema.

Dove ti vedi tra dieci anni?

Il mio sogno è di essere su un importante red carpet, premiato per un film in cui sono il protagonista. Ma soprattutto spero di aver acquisito un’esperienza tale da poter essere d’aiuto ai giovani artisti e perché no poter insegnare loro quello che ho imparato sulla nobile arte della recitazione.

Quali qualità deve avere un attore?

Prima di tutto un bravo attore deve sapersi divertire. La professione dell’attore, come quella del cantante o del calciatore è diversa dalle altre. Perché alla base c’è una cosa molto importante: un attore, un calciatore o un cantante hanno il talento. E quando lo hai non stai davvero lavorando ti stai divertendo, hai un privilegio. Ovviamente senza lo studio e la pratica il talento non serve a nulla. Un bravo attore questo e lo sa e si prepara, studia e si migliora sempre nel corso della sua carriera.

Cosa speri per il tuo amato quartiere Vomero?

Prima di tutto spero con tutto il cuore che si possa migliorare la viabilità ed effettuare una manutenzione per tutte quelle buche che ci sono. Inoltre vorrei che i parchimetri e i parcheggi privati avessero prezzi più accessibili in modo tale da non scoraggiare chi vuole venire da noi per ammirare uno dei luoghi più belli di Napoli. Infine mi auguro che si possano organizzare più eventi ricreativi e d’interesse culturale durante il week end, soprattutto a San Martino, luogo in cui c’è uno dei panorami più belli al mondo.

Ringraziamo Andrea per averci raccontato un pezzo della sua storia. La sua è una voce fuori dal coro. È un ragazzo con tanti interessi e principi che non si arrende, diverso dagli altri perché non è andato via per cercare fortuna ma con tanti sacrifici ha deciso di rimanere qui in Italia. Diverso perché ci crede, perché ha talento e non ha permesso a nessuno di distruggere i suoi sogni. Al Vomero ma soprattutto a Napoli abbiamo bisogno di giovani come lui.

Di Mariavittoria Savarese

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