Politica

UNA GRANDE INCOGNITA SI STENDE SULL’ITALIA

Guida sommaria ma non veloce, per chi ha voglia, al post elezioni.

 

Le elezioni hanno dato un responso sorprendente (relativamente) e incontrovertibile. Avanzano come carrarmati M5s e Salvini, spartendosi l’italia in quella che sembra pre unità d’Italia. Salvini si tiene il lombardo veneto fino ad insediare il territorio pontificio, e i m5s si riprendono pari pari il regno delle due sicilie.
Eviteremo analisi socio-politiche, quanto incide il fattore immigrazione e sicurezza da una parte, e reddito di cittadinanza e insofferenza a affarismo, corruzione e familismo dall’altra. Cosiccome, nello stile del giornale, scarteremo valutazioni politiche personali, ma illustreremo velocemente gli scenari attuali e futuri.
Oltre Lega e pentastellati le altre forze arrancano in maniera totale. PD cannibalizzato prevalentemente dal Movimento, e
Forza Italia che cede per lo più verso Salvini e il piccolo drappello della Meloni, di coloro presumibilmente che non si “fidano” di un Salvini demagogico e cercano sponda nella più antica e ideologizzata radice di FdI che affonda persino nella prima antica repubblica del MSI.
Lasciamo poi perdere le quote risibili dei partiti antagonisti e radicali: Casapound crolla forse molto più delle aspettative, lasciando anche non pochi strascici di nervosismo, mentre sembra che Potere al Popolo sia andato a raccattare, pur senza parlamentari, una discreta quota a sinistra della sinistra di LeU. Grasso e i suoi, Liberi e Uguali, che non riescono minimamente nell’impresa di togliere voti al PD, ma che non ne raccolgono manco di loro, e LeU vede i suoi principali esponenti in una drammatica crisi di voti personali ben simboleggiata, per tutti, dall’ultimo posto nella roccaforte uninominale di Nardò del suo, forse, teorico e ideatore e ispiratore: Massimo D’Alema.
Menzione per PE, più Europa di Bonino e Tabacci ad un passo dallo sbarramento del 3%, apparentati a sinistra ma senza loro onorevoli, in un progetto contro-tendenza, che raccoglie pochi valorosi sostenitori di un Europa contro cui ormai soffiano forti venti contrari in tutta Europa, e non solo dei partiti cosiddetti “populisti” e nazionalisti, ma anche a volte di buona parte delle forze moderate e di governo.
E il governo Gentiloni ? Il governo esce malconcio, stordito e provato da queste elezioni, con i ministri bocciati clamorosamente nei collegi, o ripescati miracolosamente. Pinotti, Minniti, Fedeli bocciati senza appello, e gli altri che meglio non se la passano a parte la Boschi che alza il livello di gradimento in casa d’altri, la lontana Bolzano, collegio arredato apposta per Lei, che sembra averla abbracciata con discreto calore, e sollevato un minimo la popolarità di un governo alle corde.
Un governo che forse in qualche modo potrebbe riproporsi tramite il suo premier Gentiloni, che si propone come una garanzia nella continuità di un lavoro iniziato e faticosamente accreditato giorno per giorno tra mille peripezie del vecchio parlamento.
Il centro-destra forte della sua maggioranza relativa, ma solo in coalizione Lega, FI, FdI e Piu  si dice sicuro di essere unica via esperibile per la formazione di un governo, glissando molto su non poche divergenze e malumori riguardo ad un leadership che Salvini vuole per se complice lo storico sorpasso su Berlusconi, ma che quest’ultimo non è scontato affatto ceda, ed orienti invece verso figure più “istituzionali” e meno d’urto di Salvini anche per rassicurare l’estero più che l’interno. Non potrebbe poi non ambire al premierato a destra la stessa Meloni, che si presente, ed effettivamente è l’unica donna aspirante Premier e tra i due litiganti non è detto che goda per essere l’unica alternativa leader uscita di sicuro dalle liste a lei intitolate.
Il M5s, come è notorio disdegna completamente lo scenario di alleanze sistematiche e sistemiche, avendo raccolto il suo gradimento in un dorato isolamento che lo ha stra-premiato, e non è plausibile possa ora mettere a rischio. Senza contare che ogni urto a destra o sinistra potrebbe essere letale per un Movimento fragile sotto il profilo ideologico e che infatti si definisce ed è post-ideologico, raccogliendo nelle sue fila elettori e simpatizzanti della più svariate provenienza politica e sociale, aggregati attorno ad un progetto di sostanziale “rifondazione delle regole e della legalità” ma non proponendosi programmi e obiettivi sistemici e collocabili nelle correnti di pensiero politico storico.
Lo stesso Grillo ha tenuto, a modo suo nel comizio di chiusura, a definire i 5s un movimento bio-degradabile, ossia di un progetto a termine che potrebbe evolvere in scenari ancora tutti da definire, non prima di aver contribuito ad un Rinascimento ed un nuovo Umanesimo politico e sociale nonché molto e anche economico, con la pretesa di spezzare tutte quelle catene macro-finanziarie e bancarie che hanno prevalso a condizionare di loro una politica fragile e corruttibile.
E il PD ? Si lecca le ferite, incredulo di fronte ad un risultato non solo molto al di sotto della cosiddetta soglia primitiva, la “soglia Bersani” del 25%, ma addirittura scivolato quasi sotto la Lega, in rotta alla sua sinistra, orfano del “patto del Nazareno” con Berlusconi, che oggi non riconosce neppure come suo interlocutore, e quindi non auto-isolatosi come il M5s, ma isolato e messo all’angolo. Suonano stridii di sciabole, Matteo Renzi convocherà lìAssemblea Nazionael e sembra ormai un aresa dei conti definitiva con chi ha perso la scommessa a sinistra sia dentro che fuori del PD, una resa dei conti tra sconfitti e con le corde ormai al limite, una brutta resa. Mentre qualcuno nel PD avanza un tentativo strano di smarcarsi dalla sconfitta proponendo un “appoggio esterno” al Movimento nel suo probabile governo. E’ Emiliano, in rotta perenne con Renzi, che propone una via d’uscita, ama no si capisce allo stato attuale se più in ragione delle resa dei conti inetrna con Renzi ed un’aspirazione alla segreteria PD, o in reale tentativo di uscire dalle sabbie mobili.
Ed infine, ecco l’uomo che tutto questo dovrà maneggiare come una alchimia altamente esplosiva, un condensato di nitroglicerina da muovere con capacità, esperienza e buoni consiglieri, da isolare componente per componente  e ricomporre in una miscela fertile che produca un governo almeno capace di mettersi all’opera con una minima possibilità di sopravvivenza.
Quest’uomo è noto per un temperamento schivo, poco incline al decisionismo, conciliante e pacato. Un uomo che siede laddove nessuno oggi vorrebbe sedere in controtendenza all’abbuffata di poltrone e scranni parlamentari. E’ un uomo che scompare più che apparire, finora avvolto in un caldo mantello istituzionale di poco spessore politico e che all’improvviso si trova a sfidare i gelidi venti delle urne e delle aspettative degli Italiani. Quest’uomo è Presidente della Repubblica. E’ Sergio Mattarella. Ma se qualcuno allunga la memoria si ricorderà di figure che dovevano essere piatte e si rivelarono inaspettatamente ruvide e decisioniste. Come Cossiga, come Scalfaro, per finire a “sua maestà” Re Giorgio Napolitano, vero artefice della politica del non-elezioni.
E chissà che non sorprenda tutti con un coraggio fuori dal comune e con la volontà vera, e non mediata ed impastata, di rispettare quello che le urne hanno realmente indicato, ad di là di alchimie e ammucchiate. Che anche lui divenga un monarca costituzionale.
Un Re Sergio, e non un Re travicello.
di Claudio Guarino
Loading Facebook Comments ...

Leave a Response