Tutto sul Vomero

LA VERA (ED UNICA) REGINA DEL VOMERO

Chi è stata la “vomerese” più regale della storia ?

Il Vomero ha avuto una regina assoluta, ed unica, e non per meriti “metaforici” ma per meriti propriamente regali, una “vera” regina di Napoli, insomma. Sposa di un Re di Napoli, ormai maturotto sessantaseienne ed anche lei non è più un fiore a quarantaquattro anni senza possibilità di Spa e lifting, ma dotata di fascino e di trascorsi fuori dal comune. La sua vicenda napoletana si legherà indissolubilmente al Vomero di ieri e di oggi.

GLI ANTEFATTI

Nobile, bella, siciliana di adozione, viene dai circondari dell’altra “capitale” del sud, Palermo, ed ha appena perso il marito Grifeo (e lo so ma i nobili questi nomi c’hanno). Anche il Re è da poco vedovo di una donna “terribilissima”, straniera per giunta, tanto dedita e appassionata agli affari politici del reame da lasciare una brutta scia di dolore e orrore sul regno perduto e riconquistato col sangue e la ferocia, e arrivare a sovrastare e schiacciare il marito anche nel temperamento. Tanto giocoso, meridionale e indolente quello del Re, tanto spietato, votato al potere e nordico quello della defunta.

UN INCONTRO DI ANIME

Al Re non par vero di legarsi stavolta ad una donna sensuale e anch’essa dagli usi e modi “meridionali”: per niente appassionata alla politica ed al potere nazionale, ma molto dedita agli amori, ai passatempi, ai piaceri della vita ed agli intrighi di corte, cui dovrà sacrificarsi generosamente anche per la numerosissima prole precedente (col Re non ne avrà). Anche il suo incontro col Re, iniziato in tempi fausti e splendenti del precedente matrimonio, si trasformerà da relazione, forse, tra amanti ad una più tenera unione di due anime gemelle in un momento in cui il Re è fortemente provato e stanco di guerre anche intestine per il mantenimento della corona, e la futura sposa è caduta in aristocratica ma durissima disgrazia economica dopo la morte di Grifeo, con troppi sfarzi e troppi figli da mantenere. Ma i lettori non gliene abbiano, dal momento che è lo stesso Grifeo molto probabilmente ad aver gettato la gentildonna verso le braccia del Re, avendone di questi notato il debole e la regale attenzione durante la costui permanenza a Palermo, e facendo della moglie “merce” di scambio con il tanto agognato inserimento a corte con annessi e connessi di prestigio ed economici. Cose che al tempo accadevano non di rado, poichè poi il tradimento “regale” era pur sempre quasi un onore, e l’onore perso era talmente ben ricompensato anche da parar le bocche delle malelingue.

VITA NAPOLETANA

La Regina non lo sarà di blasone e non potrà passare titoli ai figli, perchè il Re di problemi di successione ne ha anche troppi, ed i suoi di figli, si sa, non sono per niente propensi nè ad una matrigna nè a fratellastri concorrenti, tanto più che ad uno di loro il padre ha informalmente già delegato ormai gran parte degli affari di corte. Il Matrimonio sarà quindi “morganatico” e celebrato a Palermo, ma non meno sentito e regale, per cui se non potrà essere araldicamente la Regina di Napoli, sarà per sempre la Regina del Vomero. Verrà a vivere a Napoli in una non sfarzosa ma deliziosa tenuta sopra le colline del Vomero, che non fu quello odierno della movida, del commercio e della borghesia medio alta, ma “vommero sulitario” tra masserie e aristocratiche sparute tenute estive, aria salubre, vigne, e colla vicino Certosa e il bastione di Sant’Elmo, roccaforte assai atipica nella storia della città, più rifugio di ribelli e nemici di Napoli che sua difesa. Avrà a disposizione giardini, una deliziosa villa, anzi due, appartenute, ironia della sorte, anche ad un’amante della precedente regina, e perfino animali esotici, forse un canguro, stramberie architettoniche, vialetti ombrosi e splendida vista sulla città brulicante di vita e di tumultuose vicende storiche.

LA REGINA TRA IERI ED OGGI

Non durò molto: una vera Regina di stile ma poco (per scelta e vocazione) di potere al Vomero che si spegnerà poco più di un decennio dopo e a poco più di un anno dal Re. La tenuta fini in pasto ai figli che se la contesero e la divisero, per passare dopo tante vicende al demanio dello stato ad inizio novecento. Per cui ancora oggi la Regina del Vomero vaga tra i giardinetti con le loro 150 specie di piante, spesso scansando paletti, reti e fossi di manutenzioni infinite, ma anche maratoneti sudati e storditi, tra bambini e palloni (anch’io sono stato tra quelli in lunghissime e ormai lontane giornate primaverili), studenti che amoreggiano, lettori incalliti e impegnati sdraiati sui prati, e sorride, nelle sue vesti regali, concedendosi una visita tra le splendide maioliche e ceramiche della collezione ospitata nella villa.

E forse affacciandosi anche sulle due uscite pedonali, ma sicuramente poi ritraendosi infastidita e inorridita da tanto rumore, smog, fiumane di ragazzi in perenne cerca di pub, tra funicolari e metropolitane, e tornando ad affacciarsi al silenzioso tempietto ionico su Napoli, pensando alla bellezza e allo splendore di una città ancora e sempre dolente.

(La soluzione dell’enigma, ma gli indizi sono tanti e notevoli per i conoscitori della storia napoletana, al prossimo articolo)

Claudio Guarino

Loading Facebook Comments ...

Leave a Response