Salute

Perché i bambini imparano le lingue straniere così facilmente?

Molti ricercatori credono che imparare una lingua straniera prima della pubertà, e meglio ancora precedentemente, permette ai bambini di parlare in modo più fluente, quasi come i madrelingua. Inoltre, imparare più di una lingua in tenera età migliora per tutta la vita la capacità di comunicare con gli altri e contribuisce allo sviluppo cognitivo e alla preparazione culturale. Molti studi suggeriscono che l’età migliore per avvicinarsi ad una lingua straniera sia prima dei dieci anni. In questo primo periodo di vita il linguaggio si impara e si acquisisce più velocemente, si fissa meglio e si parla con una pronuncia eccezionale. È ampliamente riconosciuto che più giovane è chi impara, maggiore è il successo nell’imitare suoni nuovi. Questo accade perché il nostro cervello è più aperto ai suoni nuovi (parole) prima dell’adolescenza. D’altro canto, è estremamente difficile per chi è più grande parlare una nuova lingua senza accento “straniero”. Sebbene alcune ricerche abbiano indicato che un bambino più piccolo di 5 anni può elaborare fino a 5 lingue, gli esperti sono per lo più concordi nell’affermare che un approccio bilingue sia il migliore per i bambini. Oggi molti bambini crescono in famiglie e ambienti bilingue e così acquisiscono da subito due lingue. In tutto il mondo i bambini imparano con successo due lingue allo stesso tempo, a partire dalla nascita. Alcuni studi hanno dimostrato che i neonati bilingue possono riconoscere e separare le due lingue anche prima di pronunciare la prima parola. In più, essi iniziano a costruire rappresentazioni sonore per entrambe le lingue durante il primo anno di vita. Alcuni esperti credono che i neonati vengono alla luce con la capacità di distinguere i contrasti dei suoni tra tutte le lingue del mondo, mentre l’esperienza di ascolto di una lingua (in contrasto ad un’altra) aiuta a mantenerle distinte. Sia la letteratura scientifica che quella popolare discutono spesso sugli effetti che il parlare più lingue ha sul funzionamento e sulla capacità cognitiva del cervello. Come mostrano dati consultabili, le persone bilingue hanno un processo cognitivo rafforzato rispetto ai monolingua, perché si spostano costantemente da una lingua all’altra. Si ritiene che questo passaggio sia sostenuto da cambiamenti funzionali ed anatomici del cervello e ciò suggerisce che tra questi individui ci siano differenze nella struttura e nella funzionalità neuronali. Più precisamente, sembra che le persone che parlano più lingue subiscano cambiamenti plastici in alcune reti cerebrali, tali da renderle capaci di controllare molteplici lingue. Alcuni scienziati ritengono che i bambini imparino una lingua in modo differente dagli adulti, ma non necessariamente con più facilità. Come essi fanno notare, i bambini acquisiscono una lingua usando le stesse parti del cervello che controllano le azioni inconsce. Ecco perché spesso sembra che i bambini imparino parole e frasi senza grande sforzo. D’altro canto, gli adulti sono più abili nell’apprendimento complesso e intellettuale. Altri ricercatori pensano che il nostro cervello sia costituito in modo tale da acquisire naturalmente la lingua durante l’infanzia e l’adolescenza. A parte possibili predisposizioni nel cervello, sembra che i bambini siano più motivati degli adulti ad imparare le lingue: essi dedicano molto più tempo ad imparare parole e frasi nuove. La lingua si compone di 4 dimensioni: il sistema del suono (es. la fonologia), il sistema del significato (la semantica), le regole della formazione della parola (la morfologia) e le regole della formazione della frase (la sintassi). Si suppone che i diversi sottosistemi coinvolti nell’acquisizione di una lingua varino nel processo evolutivo e che ci sia un periodo ottimale per acquisirli. Per esempio, i neonati iniziano la vita con una tendenza per l’acquisizione fonologica. Si ritiene comunemente che il segmento fonetico, il più piccolo segmento della lingua, vari tra i bambini e gli adulti. Ciò spiegherebbe perché i bambini imparano la lingua in modo differente e probabilmente con più facilità. Alcuni studi neurologici hanno indicato differenze tra il processo d’ascolto dei bambini e quello degli adulti, dovute alle diversità presenti nelle sequenze corticali degli emisferi cerebrali. Uno studio recente ha esaminato la capacità di adulti e bambini di 9 anni di lingua olandese di ripetere rapidamente sequenze di parole insolite, in accordo con la fonotattica olandese. La fonotattica riguarda le regole fonologiche per le sequenze che possono ricorrere in una lingua. Questo studio ha dimostrato che i bambini iniziavano ad imparare efficacemente la nuova fonotattica dal primo giorno dell’esperimento, mentre gli adulti impiegavano 2 giorni per raggiungere gli stessi risultati. Anche la ricerca più lontana suggerisce che la lingua si apprende in modo diverso prima e dopo l’avvento della pubertà. Per la precisione, nei tardi anni ’60, uno scienziato affermò che la lingua può essere acquisita solo durante il periodo critico, definito come quello tra la nascita e la pubertà. A questo stadio della vita, le forze maturative e dell’esperienza dirigono l’emisfero sinistro del cervello verso una graduale specializzazione per il linguaggio. Si pensa che questo processo termini prima della pubertà, indipendentemente da quanto l’acquisizione della lingua sia completa. Ciò significa che dopo la pubertà la lingua non si impara tramite sistemi neuronali specializzati in tale apprendimento, ma attraverso meccanismi preposti all’apprendimento generale. In base a queste scoperte, gli scienziati hanno sollevato una domanda: “Questo periodo critico per l’apprendimento della lingua si estende anche all’acquisizione di una seconda lingua?” Un gruppo di ricercatori ha esaminato la conoscenza dell’inglese acquisita da madrelingua cinesi e coreani arrivati negli USA ad età comprese tra i 3 e i 39 anni e che al momento dello studio vivevano lì da 3 a 26 anni. Il test verteva sulla capacità di usare varie strutture della grammatica inglese. I risultati hanno rivelato un chiaro vantaggio delle persone arrivate prima. In particolare, fino alla pubertà il comportamento nel test è correlato in modo lineare all’età d’arrivo, mentre dopo la pubertà non si nota tale relazione e, soprattutto, il risultato è inferiore. Quindi questo studio ha dimostrrato che i bambini imparano meglio una seconda lingua tanto quanto quella madre, raggiungendo livelli di competenza più alti. Per riassumere, i bambini possono non essere migliori degli adulti nell’apprendere le lingue in termini di impegno profuso e tempo dedicato a tale scopo, ma lo sono sicuramente per quanto riguarda l’acquisizione delle corrette strutture grammaticali e fonetiche di una lingua straniera. I cambiamenti che l’età comporta nella plasticità e nella struttura del cervello complicano alle persone più grandi il compito di imparare una lingua straniera, perché il loro cervello processa le informazioni in modo diverso.

Francesco Bianco associazione ipertesto www.ipertesto.org

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