Tutto sul Vomero

SNOBBANO VOMERO E FLORIDIANA. CI RIPENSERANNO ? Anche gli uccelli non sono più quelli di una volta.

Guardando le nuvole dalle panchine della Floridiana chissà se potrete mai avere il piacere di essere distratti dallo svolazzare di piume anomale, meno leggiadro di quello degli agilissimi passeri, meno rumoroso e goffo dei tenaci piccioni, insomma meno comune di quanto pensiate: pappagallini graziosi, code lunghe e colori sgargianti.
LA STORIA
Hanno colonizzato da poco Scampia, San Pietro a Patierno, Poggioreale e Secondigliano. Partiti sembra nel lontano 1994 dall’orto botanico nel cuore di via Foria, si spostano sempre più ad est, sempre più in periferia , seguendo una loro campagna di occupazione guidati da interessi supponiamo di cibo, di microclima, di quiete forse, oppure semplicemente snobbando sempre più il centro della città e le zone alte per partito preso, con una vocazione sociale tutta loro, per questioni politiche, chissà.
All’orto botanico non arrivarono volando per km e km dalle loro zone di origine: Sud America in prevalenza. Erano sicuramente fuggiti o messi in libertà da padroni stufi o disattenti e non si diedero per vinti. Come adamo ed eva piumati trovarono all’orto botanico un paradiso inaspettato per alloggiare nel tronco di un pino d’Aleppo, figliare e abbuffarsi di cibo in abbondanza predando e facendo danno a bacche e semi anche rare forse. Ma tant’è, la colonia si allargò, e come solito una parte decise di traslocare per trovare spazi adeguati.
L’INVASIONE NAZIONALE
Il giallo stavolta non è solo napoletano, ma coinvolge un po’ tutta Italia e per le stesse ragioni, magari con specie diverse e preferenze climatiche diverse: Genova, Lecce, Catania, Palermo, Siracusa e Napoli per il parrochetto dal collare, Pavia, Bergamo, Verona, Udine, Trieste, Genova, Modena, Roma, Catania per il parrocchetto monaco.
Giallo subito risolto, come detto: sempre specie importate comodamente in nave e vendute da noi, e quindi abbandonate al loro destino. Che è stato tenace e beffardo, aiutato dall’istinto di madre natura e dalla mano dell’uomo che ha creato parchi, aree verdi urbane e cibo in abbondanza anche volontariamente offerto ai giardinetti dagli stuoli non meno numerosi di pensionati indigeni o autoctoni che dir si voglia, che non fanno differenze di razza e di specie nel loro piacere di vedere gli uccelli azzuffarsi e sfamarsi. Si, perchè queste specie non nostrane si definiscono con una parola cacofonica “alloctone”, il che dà pure un certo senso di estraneità.
Fatto sta che seppur in colonie ridotte come a Napoli, stanno di certo riducendo gli spazi e la presenza ad esempio dei comunissimi passeri, meno forse l’impatto sugli attrezzatissimi piccioni che agli alberi preferiscono molto più sottotetti, anfratti, ballatoi, e perfino balconi di case sfitte e abbandonate, anche loro con una elegante politica sociale fatta di occupazioni abusive e silenti.
BENE O MALE ?
Questo dell’ingresso di specie non nostrane non riguarda solo uccelli, ovviamente, meno perniciosi di altre specie che tendono a fare “piazza pulita”, a soppiantare più che affiancarsi, perfino sulle nostre tavole. E’ il caso della vongola alloctona importata con l’acqua di zavorra delle grandi navi-container, che a poco a poco sta spodestando la vongola nostrana, approfittando anche di variazioni climatiche anomale che portano il mediterraneo ad innalzare la temperatura e essere più favorevole a specie straniere. O dello scoiattolo americano che si fa forte fino a fare da “padrone jesce fora” allo scoiattolo rosso nostrano, dei gamberi della Louisiana aggressivi e occupatori, ed infine piante, insetti, anche di lungo insediamento ma che oggi sono arrivati ad una livello di emergenza come le nutrie.
E ALLA FLORIDIANA ?
Sarà così brutto alla fine alzare gli occhi dalla Floridiana e vedere non più soltanto i soliti colori grigiastro-marroni dei soliti passerotti, ma fermarsi a guardare i becchi robusti che scavano tane o rompono bacche, e affiancare al monotono gru-gru dei piccioni un simpatico gracchiare ? E tutto aggratis, a spese di coloro che comprarono i volatili nelle loro gabbie, e senza ornitologi saccenti, studi e introduzioni mirate e scientifiche, ma semplicemente per il caso e la natura e la mano inconsapevole dell’uomo, con gatti e ratti indolenti e mansueti già sazi di ogni ben di Dio che la città propone sotto forma di scarti, che se ne fregano di rincorrere le catene alimentari biologiche preferendo anche loro il comodo fast food cittadino.
Ma sempre che le colonie di pennuti si mettano d’accordo a trasferirsi nei quartieri alti, dove forse il clima è qualche grado meno mite, la gente più rigida nel prodigare cibo all’aperto, e il ritmo più frenetico, troverebbero un parco più abituato di altri ad ospitare specie “rare” ed esotiche già dal tempo della Contessa di Floridia, Donna Lucia Migliaccio, che pare avesse pure dei canguri. Estintisi per fortuna, che se fossero scappati e riprodottisi.. chissà… al Vomero oggi…
di Claudio Guarino
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